La casa è ancora un bene primario per gli italiani e, ad ulteriore conferma, è l’Istituto nazionale di statistiche che ha evidenziato come nel 2018 poco più del 70% delle famiglie residenti – circa 19 milioni di famiglie – vive in abitazioni di proprietà. Sempre secondo lo studio, poco meno del 20% vive in affitto o sub-affitto mentre il restante 10% risiede in quanto intestatario di un titolo di usufrutto o altro titolo.

Questa situazione è la conseguenza di una urbanizzazione abbastanza recente e di una mentalità appartenente al mondo contadino che spingeva all’acquisto di terreni e case. Ciò è evidente nel divario tra Nord, dove ci sono più affittuari e Sud, dove si contano maggiori proprietari di immobili o terreni.

Poi il fenomeno migratorio del dopoguerra ha cambiato gli equilibri. I giovani sono partiti per spostarsi dalle campagne alle città, da regioni più agricole a centri più urbanizzati. Così una parte ha ancora proprietà in piccoli centri spesso non assegnate anche a causa di disaccordi in termini di eredità, una parte le ha vendute per comprare appartamenti nelle città di destinazione.

Attualmente essere proprietari di casa è vista come una lama a doppio taglio. Sicuramente in periodi di crisi economica in cui i mercati azionari sono sempre più volatili, possedere un bene garantisce una buona solidità in termini economici e non solo per le singole famiglie ma anche a livello di sistema Paese. Dall’altro lato, una proprietà immobiliare rappresenta un radicamento con il territorio e, rispetto al passato, si è visto che i giovani hanno una minore propensione al cambiamento e di conseguenza alla mobilità che può garantire maggiori opportunità di crescita e sviluppo personale.